Scrivete qui i vostri racconti gialli!

26 Commenti a “Il giallo ora lo scriviamo noi!”

  • αngу◕‿◕ scrive:

    Grazie Prof.

  • adminchiara scrive:

    E allora brava Angy :-)

  • αngу◕‿◕ scrive:

    Prof volevo risponderle per il mio racconto.Si il racconto l’ho scritto da sola,prendendo spunto da un film C.S.I. New York che è una serie tv. arrivederci 😀

  • αngу◕‿◕ scrive:

    IL TASSISTA KILLER.

    Il cadavere di un uomo cadde dal taxi.
    La polizia, appena saputo l’accaduto, andò sulla scena del delitto.
    Trovarono il corpo di Gimmy Cambel, il poliziotto della Cia:”Ucciso dal Tassista Killer.”
    Disse il poliziotto:”Sarà ,meglio chiamare Sherlok Holmes.”
    Sherlok arrivò vestito come sempre con la mantella, che fumava la pipa.
    – “Qual’è il caso?” Disse (domandò)
    – “Un poliziotto della Cia, Gimmy Cambel è stato ucciso da un assassino che è in circolazione da tempo di cui non si sà l’identità e, che ha già ucciso ben sei persone; la cosa che lascia tutti senza parole, è che lascia i colli delle le vittime piene di tagli dietro al collo.”Rispose il poliziotto.
    – “Avete trovato già qualche indizio?”
    – “No stavamo aspettando proprio lei per iniziare.”
    Il Poliziotto e Sherlok incominciarono a ispezionare il corpo della vittima, trovarono una macchia sul giubbotto di jeans e dei tagli molto profondi dietro al collo.
    Prendono un campione della macchia sopra al giubbotto e lo mandano in laboratorio da analizzare.
    Intanto che Sherlok e il Poliziotto aspettano il risultato del test sul campione, Sherlok vede che sul taxi c’è scritto il nome della compagnia di trasporti, per cui avrebbero potuto scoprire se qualcuno aveva avesse preso un taxi e sopratutto chi l’ha aveva preso.
    – “Taxi felici,è lì la strada giusta”
    – “Sicuro Sherlok”
    – “Si sono sicuro anzi sicurissimo e ora andiamo”
    Arrivati alla compagnia, li accolgono tre ragazzi di cui uno ha delle macchie sulla mano.
    – “Dobbiamo dare un’occhiata e vedere se tutti i taxi hanno d il libretto e soprattutto se ci sono tutti.” Disse Sherlok.
    – “D’accordo comunque non è uscito nessun taxi e ci sono tutti.” Rispose il ragazzo con le mani macchiate.
    Il poliziotto guardò uno per uno il libretti delle macchine e contando notò che non mancava neanche un taxi.
    – “Stranamente non abbiamo trovato niente di sospetto ma torneremo per un altro controllo.”
    Il Poliziotto e Sherlok sene se ne andarono e tornarono in laboratorio dove erano arrivate le analisi del campione.
    Il poliziotto guardò negli occhi Sherlok e Sherlok guardò in faccia il poliziotto.
    -“E’ incredibile non ci posso credere.” Esclamò il poliziotto
    -“Anchio Anch’io non ci posso credere.”
    Le analisi dicevano che il campione era una carne precisamente carne di Certopiteco a gola bianca.
    – “La caratteristica di questa carne è che se la si mangia si può prendere il vaiolo e morire.” Disse Sherlok.
    – ” Magari l’assassino adorava la carne di Certopiteco, per l’ennesima volta la stava mangiando e non si era accorto che aveva il vaiolo ed è morto per morte naturale?”
    – “Impossibile, allora i tagli dietro al collo che abbiamo trovato come li spieghi?” Disse Sherlok.
    – ” Allora l’hanno ucciso delle persone che mangiano la carne di Certopiteco.” Disse il poliziotto.
    – ” Ecco la soluzione, ritorniamo alla compagnia di taxi.” Esclamò il detective.
    Il poliziotto e Sherlok andarono alla compagnia e…
    – ” Ragazzo mio tu sei sicuro di non conoscere la vittima.” Domandò il detective al ragazzo con le macchie.
    – “Si, sicuro perchè? Mi crede sospettato? Io non centro niente in questa storia, non so niente.” Gridò furioso il ragazzo
    -“Calmo,calmo fammi vedere la mano.” Disse Sherlok
    Il ragazzo molto stranito stese il braccio con la mano aperta,Sherlok chiese dei guanti bianchi al poliziotto,se li mise e.
    – “Caro mio tu sei affetto da vaiolo, ma non un vaiolo qualsiasi, bensì il vaiolo di Cirtopiteco dalla
    gola bianca famosa per le sue pustole biancastre.”
    Il ragazzo non ci capì più niente e chiese:” E quindi? cosa ho fatto sono in arresto per avere il vaiolo?”
    – “No caro mio sei in arresto per omicidio di Gimmy Cambel e di tutte le altre sei persone.
    – “Provatelo.”
    – “Ne sarò onorato. Sul corpo di Gimmy è stata ritrovata una macchia, di carne, di Cirtopiteco e ho chiesto a insaputa di tutti di cercare anche sui corpi delle sei persone se c’erano delle macchie di carne. Le hanno trovate e, dato che tu hai il vaiolo, fai parte della compagnia taxi dello stesso taxi ritrovato nel luogo del delitto.”
    Il ragazzo scappò e uscì da una porta che si trovava sul retro ma una Una sorpresina lo aspettava, cioè la polizia che lo catturò e lo arrestò.
    – ” Ben fatto Sherlok e anche questo caso è stato risolto.”
    Ma non aveva fatto in tempo a finire la frase che Sherlok Holmes era già scomparso nel NULLA.

    Brava Angy. Tutta farina del tuo sacco o hai preso spunto da qualche libro o film? Occhio all’ortografia di alcune parole però :-)

  • Giuly scrive:

    DELITTO A SAN SIRO

    Erano le nove del 17 dicembre e fuori il giardino era buio, freddo, annebbiato, silenzioso.
    – Driiiiin!- un suono squillante e vivace proveniva dal telefono del commissario Maigret che stava tranquillamente cenando.
    -Commissario deve venire subito qui perchè c’è stato un omicidio a San Siro, durante la partita: Inter e Milan.- Affermò il suo collega. Maigret finì di mangiare una fetta di torta e si avviò allo verso lo stadio. Arrivò, entrò nello stadio dove c’era la pace assoluta. Il suo collega lo vide e gli disse che la vittima si chiamava Marc Endric, ero un tifoso interista e glielo mostrò. -Giralo-, chiese il commissario, : era stato pugnalato. Incominciò a girovagare per lo stadio, cercando indizi, mentre nella sua testa molte idee lo confondevano. Ogni angolo fu controllato e alla fine trovò un razzo su cui era impigliato un capello, perciò lo fece analizzare. Nel frattempo cominciò ad interrogare qualche tifoso ed con cioè ciò scoprì da un signore che tra due tifosi c’erano state delle discussioni.
    Dopo Maigret cercò di ricostruire la scena del crimine. Il complice dell’assassino, accese un razzo per distrarre i tifosi, facendo finta di festeggiare il gol appena fatto dall’Inter, mentre l’assassino pugnalava il suo nemico. Infine, grazie alle analisi si scoprì che Giorg Bruck era il complice mentre Simon All era l’assassino.

    Va bene ma occorrono più indizi per arrivare alla soluzione e la descrizione di più passaggi fatti dall’ispettore per capire chi era il colpevole. Buona l’ambientazione e l’idea ma da sviluppare un po’ di più.

  • Mtnago scrive:

    Era caduto a terra come una foglia d’inverno, il suo respiro ancora lo ricordo, i suoi occhi così sinceri chiusi in un attimo come un soffio ,prima c’era e poi non c’era più.
    Mio zio Fanfony morì cosi, ma a me le cose non sono mai state così chiare, infatti,decisi di assumere un investigatore privato, il signor Simonetti. Quest’ultimo era diventato famoso perché era riuscito a far confessare persone solo guardandole negli occhi o semplicemente mettendole in confusione con le sue domande, a volte senza senso, ma allo stesso modo geniali.
    Quando arrivò Simonetti era su un vecchio modello di taxi londinese, portava un soprabito nero accompagnato da un paio di pantaloni marron;sceso dalla macchina, iniziò una lunga conversazione con il guidatore che, finita la conversazione, se ne andò senza chiedere di pagare il trasporto, come se lo avesse stregato. Si diresse verso di noi con aria incuriosita, ci guardava i vestiti come se fossero i primi che vedeva, una volta avvicinatosi, abbastanza per interloquire con noi, si fermò, restò dritto immobile poi chinò la testa, si strizzo l’occhio e con voce ferrata e decisa disse “immagino che lei sia il signor Fanfony vero?”. “ Si “, risposi io incuriosito, continuò lui, dicendo: “ Presumo che il cadavere non sia più qui “ e con voce molto sicura l’altro gli rispose:In effetti è già stato trasportato via, ma come fa a saperlo?Quando sono sceso dalla macchina ho notato impresse sul fango le impronte delle ruote che di solito sono montate sui camion mortuari”. “Ottima deduzione, mi ha sbalordito”, dissi io. “Vuole entrare che le faccio vedere la scena del delitto?”, continuai io ,e dopo un cenno di conferma da parte sua entrammo tutti.
    Il delitto si era svolto in una tranquilla riunione di famiglia, era la quarta volta che si riunivano in questa abitazione, si riunivano li perché il lago davanti alla abitazione emanava un profumo di ninfee esotiche.
    Una volta entrati e arrivati nel soggiorno dove mio zio era stato ucciso, il signor Simoetti si sedette su una sedia e disse: “Voglio qui davanti a me tutti quelli che erano in questa casa durante il delitto di stamattina”. Allora convocai tutti, l’ispettore disse di mettersi in cerchio intorno a lui, e iniziò a fare domande a tutti. Passò ore e ore a fare le stesse domande a tutti e anche più volte quando ad un certo punto si fermò di colpo e disse, rivolgendosi a me:““Suo zio era a capo di una grande industria vero”? “Si” risposi io, poi lui si sedette su una sedia e con la stessa calma con cui un bambino cresce, disse persona per persona: “Tu sei innocente, tu sei innocente, tu sei salvo”, ma alla fine mi accorsi che lo aveva detto a tutti i presenti e allora glielo dissi. Mi rispose che quando aveva domandato alla segretaria se era mai stata attratta dal defunto , lei mi rispose gli aveva risposto che non era mai stata attratta perché aveva un brutto carattere, e allora ebbi l’illuminazione. Prima il nipote del signor Fanfony aveva detto che il cadavere era stato portato via, ma non specificò il mezzo, perché il mezzo non era uno delle camere mortuarie, ma era un furgone degli ospedali psichiatrici e quindi questo poteva significare che il signor Fanfony era in cura da tanto tempo. Ho pensato che forse e gli avranno aveste dato qualche farmaco di troppo ed è e che lui fosse deceduto.
    Tutti fecero un sospiro di sollievo, e allora l’ispettore urlò: “Quello che vi ho detto non è vero ma il sospiro di sollievo che avete fatto mi fa capire che avevate timore che mi accorgessi che potevate essere voi i colpevoli dell’omicidio, quindi signor Fanfony sono stati tutti eccetto lei”.

    Bene soprattutto la prima parte; la conclusione (spiegazione della soluzione) non è chiarissima. Un po’ per via dei verbi ma anche perché bisognerebbe spiegare meglio i passaggi logici…non si capisce molto come si passa dalla frase che il sig. Fanfony ha un brutto carattere alla soluzione. Da svilppare meglio… 😉

  • BuBu7te scrive:

    ELETTRODOMESTICI SPIETATI

    Eccomi quà,sono il dectective Poirot e ho un caso da risolvere e niente indizzi,ora vi racconto tutto.
    Gens Miller era un il venditore di elettrodomestici più famoso del Mondo,la sua specialità è vendere ferri da stiro. Un giorno, mentre ritornava a casa dal lavoro qualcuno lo aspettava dietro la porta e…BAM!!!,fu preso dietro la testa con un ferro da stiro bollente.Ora sono in camera sua, piena di poliziotti, persone sconosciute e altre persone addette alla scientifica. Osservai bene il ferro da stiro accanto al cadavere. Sul ferro non c’erano impronte digitali anche “se” l’aveva ucciso con quell’attrezzo. Sotto la nuca erano evidenti sei buchi rossi lasciati dal ferro bollente.Rigguardai bene il il ferro da stiro e vidi che i fori dove usciva il vapore erano dieci,le prove non corrispondevano. Parlai ad alta voce:”Manca l’arma del delitto”.
    Tutti mi gardavano stupiti,un polizziotto mi disse:”Si che c’è,è il ferro da stiro affianco al defunto”.Gli spiegai subito la mia attenta riflessione e capii che era vera. Uscii dalla stanza e vidi due persone anziane che si misero a correre verso di me, una disse:”Sono Maria Devistan e ho visto chi la ucciso”.
    “Parli,sigora Deviston”.”Stavo andando a portare a spasso il cane,erano le 22:00 e vidi una persona che entrò di corsa in questo palazzo con uno zainetto nero sulle spalle e un sacco gigante non vidi bene, ma sono sicura che aveva i capelli rossi” e l’altra signora la interruppe:”Non è vero, hai detto delle bugie, io so con certezza chi è stato, il nome è Jacob Lee;primo non ha i capelli rossi ma neri,e non portava niente con sé“. Non sapevo a chi dare ragione, me ne andai di filata in macchina e ci restai per una bella mezzoretta a fumarmi una sigaretta.
    Decisi di andare in casa del signore Jacob Lee con un mio poliziotto, era la mia unica traccia. Abitava alla cinquantasettesima e Routh al palazzo di fianco alla cartoleria.Entrai al terzo piano dell’edificio e vidi che in un campanello di una porta con su scritto “Jacob James Lee”. Suonai il campanello e ne uscii uscì un ragazzo tutto spettinato, aveva l’aria di uno che non aveva dormito. Uscii Uscì con il ferro da stiro in mano. Guardai dentro casa e urlai:”Arrestalo”. Il ragazzo cercò di scappare ma il polizziotto fu più veloce,gli mise le manette e disse: “Scusi detective come ha fatto a capire che era lui?”.
    Allora in merito dissi:”Due signore anziane mi dissero due cose diverse, ma solo due erano esatte,: la prima è che sicuramente aveva lo zaino nero che vedo sulla sedia,e poi che si chiamava Jacob Lee. Un ‘altra cosa che ho notato è che sul cadavere ci sono sei cerchi del ferro da stiro e sono uguali a quelli del ferro da stiro del signor Jacob”.
    IL poliziotto disse:”A cosa serviva lo zainetto?” “Gli serviva per portare il suo ferro da stiro,e sono sicuro che è il suo perchè adesso sta stirando camicie bianche e sul ferro da stiro c’è una macchi rossa che può si può essere formata soltanto da Gens Miller”.

    Ora prof metto questo tema aggiungendo e cambiando le cose

    Eccomi quà, sono il dectective Poirot e ho un caso da risolvere e niente indizzi,ora vi racconto tutto.Gens Miller era un venditore di elettrodomestici più famoso del Mondo,la sua specialità è vendere ferri da stiro.Un giorno,mentre ritornava a casa dal lavoro qualcuno lo aspettava dietro la porta e…BAM!!!,fu preso dietro la testa con un ferro da stiro bollente.Ora sono in camera sua,piena di poliziotti,persone sconosciute e altre persone addette alla scientifica.Osservai bene il ferro da stiro accanto al cadavere.Sul ferro non c’erano ne impronte digitali (anche “se” l’aveva ucciso con quell’attrezzo)ne ammaccature o segni di uso omicida.Sotto la nuca erano evidenti sei buchi rossi lasciati dal ferro bollente.Riguardai bene il il ferro da stiro e vidi che i fori dove usciva il vapore erano dieci,le prove non corrispondevano.Parlai ad alta voce:”Manca l’arma del delitto”.Tutti mi gardavano stupiti,un polizziotto mi disse:”Si che c’è,è il ferro da stiro affianco al defunto”.Gli spiegai subito la mia attenta riflessione
    e capii che era vera.Uscii dalla stanza e vidi due persone anziane che si misero a correre verso di me,una disse:”Sono Maria Devistan e ho visto chi la ucciso”.”Parli,sigora Deviston”.”Stavo andando a portare a spasso il cane,erano le 22:00 e vidi una persona che entrò di corsa in questo palazzo con uno zainetto nero sulle spalle e un sacco gigante non vidi bene ma sono sicura che aveva i capelli rossi” e l’altra signora la interruppe:”Non è vero,hai detto delle bugie,io so con certezza chi è stato,il nome è Jacob Lee,è il mio vicino di sopra ieri l’ho sentito andarsene circa alle ore che ha detto la signora;primo non ha i capelli rossi ma neri,e non portava niente con se a parte uno zainetto”. Non sapevo a chi dare ragione,me ne andai di filata in macchina e ci restai per una bella mezzoretta a fimarmi una sigaretta.Tutto quel tempo l’ho usato per rifettere sull’accaduto,sulla mancanza dell’arma e su molti altri stani indizzi dati da quelle persone non molto chiare,”Aspettate!!””Abbiamo un nome,perchè non gli facciamo una controllatina. Decisi di andare in casa del signore Jacob Lee con un mio poliziotto. Abitava alla cinquantasettesima e Routh al palazzo di fianco alla cartoleria che mi piaceva tanto appena mi sono trasferito dalla Gran Britannia Bretagna in America. Entrai al terzo piano dell’edificio e vidi che in un campanello di una porta con su scritto “Jacob James Lee”.Suonai il campanello e nè uscii ne uscì un ragazzo tutto spettinato ,aveva L’area di uno che non aveva dormito.Uscii con il ferro da stiro in mano.Guardai dentro casa e urlai:”Arrestalo”.Cercò di scappare ma il polizziotto fu più veloce,gli mise le manette e disse “Scusi detective come ha fatto a capire che era lui?”.Allora in merito dissi:”Due signore anziane mi hanno detto una miriade di cose,ho valutato solo quelle che affermavano entrambi,che avevi lo zainetto nero e che ti chiami Jacob Lee.Un ‘altra cosa che ho notato è che sul cadavere ci sono sei cerchi del ferro da stiro e sono uguali a quelli del ferro da stiro del signor Jacob”.IL poliziotto disse:”A cosa serviva lo zainetto?””Gli serviva per portare il suo ferro da stiro,e sono sicuro che è il suo perchè adesso sta stirando camicie bianche e sul ferro da stiro c’è una macchi rossa che può si può essere formata soltanto da Gens Miller”.

    Prof spero che le piaccia

    Bravo. Si vanno bene tutti e due i testi. Guarda le mie correzioni; le ho inserite nel primo :-)

  • ⓛⓞⓥⓔM@Rg¥εïз scrive:

    FESTA IN ROSSO 2

    Una notte buia, fredda e diversa dalle altre dei ragazzi ad una festa sentirono un urlo agghiacciante provenire dal viale. Incuriositi e spaventati tutti si diressero verso il luogo da cui proveniva l’urlo. C’era un ragazzo per terra sanguinante, precisamente Giovanni, con affianco un coltello sporco e un piccolo pezzo di stoffa rosso.Una ragazza, non che la fidanzata, con voce turbata disse:”E’ morto….”. Subito chiamarono la polizia che arrivò immediatamente.
    L’investigatore Piterson prese in considerazione come sospettati tutti i presenti, ma prima di interrogarli il Signor. Piterson notò una traccia di sangue, rosso acceso ancora fresco, che proseguiva verso la casa Colenonh, dove abitava la figlia non che la fidanzata della vittima, che proprio la stessa sera aveva partecipato alla festa.
    La mattina seguente, una mattina soleggiata e calda, l’investigatore Piterson andò a casa Colenonh con la polizia e interrogò Rachel, la figlia, che fu trovata mentre riponeva in grande fretta i vestiti della sera prima in lavatrice. L’occhio attento e curioso dell’investigatore puntò sulla felpa della ragazza, vedendo una macchia rossa; vide suo fratello Joe scendere le scale di casa con al polso uno strano monile fatto di stoffa rossa.
    Subito il fratello, vedendo la polizia, si dileguò, scappando in giardino; l’ispettore ordinò di seguire il fuggiasco. Sfortuna volle che Joe cadde bruscamente, venne preso e portato in centrale.
    Arrivati, la polizia interrogò Joe chiedendogli i suoi dati: che lavoro faceva, se conosceva la vittima e se sì, che rapporti aveva con essa.
    Joe raccontò che la sua professione era quella di architetto e che lavorava insieme alla vittima.
    Raccontò anche che avevano partecipato ad un evento molto importante dove dovevano esporre i propri progetti per costruire un nuovo palazzo in città.
    Dopo una serie di domande e risposte lo lasciarono andare.
    Dopo una settimana di dura souspance, dubbi e ipotesi su come fosse morto Giovanni, l’investigatore ritornò a casa di Joe, dicendo di riunire a casa sua tutti i presenti alla festa. Piterson disse che avevano esaminato il corpo e grazie alla esaminazione avevano trovato un colpevole e con voce alta disse:”Joe ha ucciso Giovanni”.
    Arrabbiato, furioso, Joe disse che era impossibile che lui fosse il copevole, ma Piterson ribattè subito, dicendo:”No mi dispiace per lei, ma io non mi sbaglio mai, sotto le unghie della vittima abbiamo trovato delle fibre di tessuto rosso riconducibili al suo braccialetto. Adesso vi spiego come lo ha ucciso:Joe era geloso del progetto fatto da Giovanni per costruire il palazzo in città e pensava già che con lui tra i piedi non avrebbe mai vinto, così lo uccise per poi prendersi il merito del progetto più bello e vincere la sfida”.

    :-)

  • acabxheartx scrive:

    Per un caso(2)
    Vania lavorava in Pizzeria, faceva la cameriera, si guadagnava da vivere con questo lavoro, otto ore al giorno portando piatti ai tavoli, con antipasti, primi, pizza e dessert. Non era molto svelta nel servire i clienti, ma i conti, quelli sì, li sapeva fare bene e velocemente. Era carina, snella, una bruna con la coda, naso dritto e magro e occhi color nocciola che la facevano sembrare un dolce cerbiatto. Non le piaceva molto fare la cameriera ma lei era ragioniera e avrebbe voluto lavorare in un ufficio, magari in uno di quei grandi palazzi, dove gli impiegati scendendo a pranzo, venivano a consumare un piatto di pasta. Una volta aveva lavorato in un Ufficio presso un commercialista, ma poi Lui si era trasferito altrove e Lei era rimasta senza lavoro, così si era dovuta accontentare di quello che le era capitato: un lavoro onesto, a contatto col pubblico, scarpe basse un grembiule davanti, i capelli raccolti e su e giù con i piatti . Quel sabato sera la pizzeria era piena, per lo più ragazzi e qualche coppia. Tante chiacchiere, bottiglie di birra e lattine di coca cola. Stava proprio servendo una coppia di quarantenni: Lui alto, magro, con tanti capelli, Lei, una donna morbida e mielosa, messa in piega fatta da poco, con ciuffo ben phonato, vestito da boutique color verde smeraldo come i suoi occhi che brillavano al solo sguardo .Vania ebbe un momento di fastidio, aveva problemi con la glicemia e troppo miele la faceva nauseare. Perfettamente professionale, prese le ordinazioni, sorrise e tolse la sua persona da quel tavolo velocemente.Un senso di nausea l’assalì d’improvviso, ma determinata nel suo lavoro, fece finta di non farci caso e servì alla coppia la loro fumante pizza. Lui, preso dalla compagnia della signora le aveva appena rivolto un sorriso distratto, ma quasi subito la richiamò:“Signorina, prego, con questi coltelli non è possibile tagliare la pizza, può portarci qualcosa che assomigli ad un coltello tagliente?”“Certo, rispose Vania, sorridendo, arrivo subito.”Vania voleva fare tutto velocemente, almeno per una volta, e mentre portava ancora due piatti di spaghetti all’astice, teneva i due coltelli con la punta rivolta in alto, ma il destino volle che appena arrivata al tavolo della coppia, inciampasse arrovesciando gli spaghetti in terra e drammaticamente uno dei due coltelli andò a centrare la parte alta dietro il collo di quell’uomo giovane e bello.La candita camicia si macchiò immediatamente di sangue, Lui accasciò la sua testa sul tavolo senza un lamento, mentre la donna gridava disperata. Nella frazione di un attimo nella sala ci fu un gran baccano: la gente si era alzata, urlava, Vania piangeva con le mani al volto. Il proprietario chiamò immediatamente l’ambulanza, ma per l’uomo non ci fu più niente da fare e quando arrivarono i soccorsi era già morto: centrata la vena del collo, un lavoro che solo un chirurgo avrebbe potuto fare con tale precisione.
    Nei giorni che seguirono Vania rimase a disposizione della polizia. Di lavorare non se ne parlava, e poi, chissà se avrebbero ancora avuto bisogno di Lei. Era stata una disgrazia, d’accordo, ma chi l’avrebbe nuovamente assunta? Sbadata, distratta e incompetente.Questo era ciò che apertamente le era stato detto, oltre al fatto che in strada, la gente che la conosceva, cercava di evitarla. La sciagura era stata un evento drammatico e insolito, il caso fece molto scalpore, ma poi, col tempo, tutto riprese la sua normalità: la Pizzeria tornò ad essere affollata, la gente parlava d’altro, non che avesse dimenticato, ma si sa, il cibo piace consumarlo in compagnia ed allegria, oltretutto la ragazza era stata gentilmente messa alla porta, evitando così ogni possibile disagio o chiacchiericcio dei clienti. Passò un po’ di tempo, Vania si guadagnava da vivere facendo le pulizie negli appartamenti, sbarcando così il lunario, sempre più triste e afflitta. Poi un giorno, sentì bussare alla stanza che aveva preso in affitto; era la proprietaria che con aria preoccupata, le annunciò la presenza della polizia. Le fecero molte domande, di nuovo l’incubo dell’interrogazione, occhi che guardavano il suo interno. Vania pensava che il caso fosse ormai archiviato, aveva sofferto molto, pianto, e sentiva l’esigenza di riprendersi la sua vita e dimenticare. La ragazza all’inizio era smarrita ed i suoi occhi da cerbiatta facevano pena a tutti, poi, a mano a mano che la matassa si ingigantiva, soprattutto quando il Commissario le fece notare, mostrandole una sua vecchia foto, di Lei, quando in altri tempi, molto diversa, bionda e con i capelli a caschetto, era stata alle dipendenze dell’uomo morto in pizzeria, Vania diventò abile, aggressiva ed i suoi occhi color nocciola assomigliavano sempre più a quelli di un puma dentro una gabbia. Diceva che non lo aveva riconosciuto, che era cambiato, che in pizzeria stava lavorando e che non aveva tempo né voglia di osservare i volti dei clienti, ma il commissario era sospettoso e le disse chiaramente che per Lui questo era un omicidio e non una disgrazia. Ma come poteva una ragazza così semplice, dolce, lavoratrice, avere la mente di una assassina? Poi, la precisione di quel coltello …, era da attribuire ad un chirurgo o …ad un esperto.
    Ce l’aveva quasi fatta Vania e stava preparando le valige per andarsene e dimenticare, sì, dimenticare quell’amore grande per quell’uomo che non l’aveva neanche riconosciuta…, era bastato un colore e un taglio di capelli diverso per annullarla completamente. Aveva avuto quello che si era meritato. Sapeva che frequentava quella pizzeria e si sarebbe fatta assumere anche venendo a patti col diavolo. Le donne abbandonate, soprattutto senza una motivazione chiara, quando sono innamorate possono essere capaci di tutto.Peccato che il Commissario, non avesse mai creduto alla sua innocenza, e che infine avesse scoperto il lavoro di anni della madre presso un Circo familiare dopo che il marito, il padre di Vania, l’aveva lasciata con una bimba di appena due anni, trovando in quell’ambiente, conforto, protezione e amicizia, facendo la “donna” del lanciatore di coltelli. Vania, aveva sempre respirato la confidenza delle armi bianche, tanto da rimanerne affascinata; era stato proprio lo Zingaro Milock, che parlando col Commissario, rammaricandosi dell’assenza di Vania da anni, gli aveva raccontato di come all’epoca, la piccola, avesse recepito bene l’arte di saperli lanciare alla perfezione….Impara l’arte e mettila da parte, dice un antico proverbio.Vania lo aveva fatto.

    E’ molto bello questo racconto. Peccato che non sia tuo. Ecco qua la tua ispirazione: http://www.raccontioltre.it/4560/sotterranea-distrazione/

  • Fabi scrive:

    Prof ho dimenticato un pezzo del tema che parte da dall’autopsia deduco che è stata avvelenata…Pochi giorni dopo mi venne detto che la donna non era stata avvelenata ma era morta per una brutta botta presa in testa dai brutti colpi presi sul fragile corpo,da un’uomo o una donna molto forte.

  • Fabi scrive:

    Ecco il testo rivisto:
    Finalmente avevo finito di lavorare e mi stavo riposando solo per qualche ora nella mia bellissima stanza d’hotel a Londra perché poi avrei dovuto occuparmi di un caso davvero strano successo a pochi isolati dal mio albergo.
    Presi la mia pipa e mi misi a bordo della mia vasca idromassaggio così rilassante che mi addormentai.
    Poche ore dopo mi svegliò il suono del telefono squillante; io tutto addormentato mi alzai e risposi:
    -Pronto
    -Salve investigatore deve tornare nel suo ufficio: è successo un omicidio e lei si deve occupare del caso!!
    -Si,si arrivo subito.
    Con la mia piccola macchina andai veloce verso il mio ufficio, passavo per le vie di Londra e guardavo la pioggia che cadeva fitta,fitta.
    Entrai con il mio cappotto un po bagnato, lo appoggiai e chiesi alla mia segretaria di darmi tutte le informazioni.
    Il delitto è stato commesso nella villa dell’ambasciatore in via Casa bianca al numero 4,il morto è la moglie.
    Con la mia macchina schizzai tra le vie del centro di Londra e con una sgommata girai alla prima ed eccomi in via Casa Bianca. Eccola lì in fondo la villa davvero bella.
    Una casa enorme,con un giardino grande quanto un parco; sarà difficile trovare tutte le prove, mi ci vorrà un po di tempo.
    Suonai il campanello e un’ un uomo uscì, aprendomi il cancello e accompagnandomi all’entrata della casa sotto un’ombrello gigante. Entrai nella casa, c’era un clima desolato; tutti, il maggiordomo, l’ambasciatore, la cameriera e la cuoca erano tutti molto dispiaciuti e piangevano senza sosta tanto che a guardarle mi veniva a me mal di testa.
    Presi l’ambasciatore e gli chiesi di accompagnarmi a vedere il corpo di sua moglie, lui annuì e piangendo mi accompagnò. Salimmo molte scale e alla fine arrivammo davanti a una stanza, lui mi aprii aprì la porta e rimase fuori indicandomi di entrare.
    Nella stanza c’era un corpo di una bella donna sdraiata per terra e intorno a lei molto sangue.Incominciai a spargere della polverina intorno al corpo e, camminando molto lentamente, osservavo la camera.
    C’erano tanti profumi su uno scaffale e una boccetta sul comodino di fianco alla lampada da notte, la presi, era senza etichetta. La porterò nel mio ufficio ad esaminare, pensai fra me.
    Chiamai la polizia e chiesi di far portare il corpo nel mio distretto che lo avremmo esaminato; mentre veniva portato via il corpo osservavo la servitù e soprattutto la cuoca mi sembrava molto agitata, sudava e con il suo fazzolettino si asciugava.
    Il marito restava sempre in disparte a piangere in disparte da solo. Raggruppai tutti i componenti di quella casa in salotto per fare qualche domanda sul caso.
    L’interrogatorio durò per ben 3 ore e i sospetti mi caddero di più sulla cuoca, perchè continuava a balbettare: non riusciva a rispondere a nessuna domanda, era nervosissima, piangeva e basta.
    Tornai nel mio ufficio e chiesi cos’era uscito dall’autopsia e venne fuori che la donna era stata avvelenata da ma ingerendo qualcosa assieme. Quasi tutte le prove conincidevano sul mio sospetto tranne una. Quella che mi mancava ricadeva sull’ambasciatore ma era impossibile: c’è c’era qualcosa che non va andava!!.
    Presi l’ambasciatore da parte e gli feci delle domande, chiedendogli se aveva un buon rapporto con la moglie in questi giorni, ma lui non rispose e se ne andò, piangendo senza rispondermi.
    Radunai le prove e dopo due giorni dal delitto trovai il colpevole!!!.Riparlai di tutto l’accaduto ai componenti della famiglia fino ad arrivare al punto di dire il colpevole:
    -Mi dispiace da dire doverlo dire ma ogni segno arriva a lei,Signor Ambasciatore!!
    Lui con occhi sgranati mi guardò piangendo, urlandomi contro:” Lei è matto, non è possibile“. E dopo minuti di grida disse:
    Mi tradiva ne sono sicuro, l’ho vista parlare con unuomo e rideva; la vidi con lui per una settimana e al settimo giorno non ci vidi più, decisi di parlargli, parlarle me lei smentiva tutto.Quindi incominciai a metterle le mani addosso; poi lei non rispose più: rimase tra le mie braccia morta!!!!
    Una cosa orribile non ho potuto farlo io!!
    Quindi è stato lei da quanto deduco, questo spiega le sue impronte di mani sul corpo della povera donna.

    Bene la trama, attenzione però ai soliti orrori di ortografia (un’, gli/le) e alla punteggiatura!
    .

  • Trottolina98 scrive:

    Il delitto sul Tamigi

    -Cosa? Quando? Dove?- domandò il commissario Maigret, alla polizia, e loro gli risposero:- Signor Maigret è stato ucciso il dirigente della Q8, in Inghilterra – e lui domandò:-Quando è successo?- e il poliziotto:- Questa notte, allora viene ha a indagare?- e lui- Si, vengo subito-.
    Si precipitò immediatamente in aeroporto, prese il primo volo per Londra.
    Arrivato, trovò il commissario che lo stava aspettando
    . Maigret gli chiese tutto sulla vittima e chi erano i presunti sospettati.
    Lui rispose a tutte le domande:l’uomo si chiama Jim, fidanzato che abita insieme alla sua fidanzata. Lei lo ha scoperto mentre baciava una donna molto più giovane di lei.
    Lei gli chiese spiegazioni ma lui, ubriaco, le disse che non voleva più sposarsi con lei e lei se ne andò, guardando il suo anello di fidanzamento con scritto “I love you”.
    Maigret:- Chi sono i sospettati?- Il poliziotto:- I sospettati sono tre: la fidanzata perché l’aveva tradita, l’amante perché forse non sapeva che aveva una fidanzata e infine la madre perché non aveva buoni rapporti con lui, anzi si odiavano -.
    Intanto erano arrivati al luogo del delitto: era una villa che dava vista sul Tamigi.
    Entrò e vide un giovane ragazzo disteso per terra ricoperto da un telo bianco, aveva su per giù venti anni e notò che era stato ammazzato con cinque coltellate. Vicino al corpo trovò una ciocca di capelli, uno smalto rosso rovesciato, un pezzo di stoffa blu e il famoso anello di fidanzamento.
    Maigret pensò ai sospettati e intanto fece analizzare gli indizi; risultò che la ciocca di capelli apparteneva a una signora molto anziana perché ha aveva usato una tinta per capelli e sullo smalto si identificò tre impronte digitali differenti: sul coltello c’erano le stesse impronte che c’erano sullo smalto e il pezzo di stoffa non si sa a chi appartiene appartenga, ma Maigret notò una cosa, dal vestito dell’amante mancava un pezzo di stoffa blu. E Maigret si domandò -Allora chi ha ammazzato Jim? Lo smalto e il coltello l’hanno usato tutte tre, la ciocca appartiene alla mamma Giovi, il pezzo di stoffa appartiene all’amante di nome Giuly e l’anello di fidanzamento appartiene ha a Mary, la moglie. ma chi sarà stato?-
    Sembrava una domanda senza risposta finché non capì chi era stato ad ammazzare Jim.
    Chiamò tutti in casa e spiegò quello che era successo per lui:
    “Giuly quella sera in cui venne scoperta se ne andò e andando in ascensore si incastrò le rimase incastrato un pezzo di vestito che cadde sul pianerottolo di Jim; lui per ricordarla lo prese e se lo mise in tasca.
    L’anello di fidanzamento non è di Mary, o almeno non le appartiene, Jim lo teneva perché voleva che la sua vera del loro matrimonio fosse quella.
    Infine la ciocca di capelli appartiene alla madre che Jim non vedeva da ben tre anni e quindi come faceva ad avercela?
    C’è Ci sono anche lo smalto e il coltello che è stato usato da tutte tre ed chiaro perché:l ’amante e la fidanzata lo usarono per preparare la cena e lo smalto fu usato per rendersi più attraenti per Jim.
    Solo la madre gli usò tutte e due per ammazzare Jim perché facendogli una sorpresa e distaendolo con lo smalto per terra lo pugnalò alle spalle ben cinque volte come quelle cinque volte in cui lei lo cacciò di casa e lo scoprì con un’altra donna.
    Non è vero?” e lei –Si-.
    La donna finì in carcere e lui se ne tornò a fumare la sua dolce pipa.

    Bene la storia. Occhio alle correzioni!

  • Sniper98 scrive:

    Prof. alla domanda “ti piacciono i gialli?” io rispondo così:
    a me in genere non piacciono i gialli, non perché non mi piace il genere, ma perché in genere trovo troppo banali i collegamenti logici, ma solo in alcuni casi.

  • Sniper98 scrive:

    mi scusi prof. mi sono dimenticato del titolo che è:
    MORTE SENZA MOTIVO

  • Sniper98 scrive:

    Un giorno, mentre il detective Serius Ghelf cammina per strada trova due amanti litigare e sorride.
    non si ferma ma continua a camminare verso casa sua, ma ad un certo punto sente un urlo, non capisce da dove viene e non si volta perché lui sceglie i casi da prendere, quindi sarà un piccolo litigio insignificante.
    Ad un certo punto una donna va a chiedergli soccorso, lui accetta e chiede che cosa è successo, la signora è un po’ confusionale in quello che dice, però il detective capisce che cosa è successo, la moglie si era arrabbiata con il marito perché aveva dei problemi con la mafia.
    Serius analizza la situazione con più cura, si accorge che la vittima non è morta per un farmaco iniettato dalla mafia, ma invece è stato accoltellato da una calibro 55.
    Il detective chiede perché la moglie gli ha mentito, lei non risponde subito, ma spiega che in verità non lo ha detto perché aveva paura della polizia, il detective non capisce i suoi discorsi ma inizia a sospettare di lei.
    Controllando il cadavere si accorge che i palmi delle mani sono rivolti verso la ferita, questo poteva dire due cose; o si è suicidato; o la moglie lo ha ucciso.
    Il commissario interroga la moglie, lei confessa di essere stata l’assassina, il detective non è convinto che la moglie sia l’assassina, per questo ricontrolla il terreno e solo ora si accorge che sul coltello ci sono delle impronte, il detective sicuro di se va dalla moglie e gli dice che ha trovato delle impronte.
    Con un solo sguardo fa capire alla moglie che è l’ora di confessare, perciò la moglie confessa che in verità è stato il marito a suicidarsi, il detective con una rista prende il suo cappotto e se ne va, senza dire una parola.

  • Saretta98 scrive:

    L’ultimo compleanno
    Commissario è successo tutto in pochi secondutti ma nessuno a visto niente.
    Poirot arrivò sulla scena del crimine e rimase sconvolto.
    L’assassinata era una ragazza di diciotto anni ,Giusy,ed era il suo compleanno e fu il suo ultimo compleanno.
    E’ morta drogata qualcuno gli ha messo della droga nel bicchiere ,confermò Poirot.
    Fece rimanere tutti lì nella pizzeriae uno alla volta li interrogò.
    Iniziò con il fidanzato ,Roberto,si sedettero e lui iniziò a piangere disperato ma Poirot con mano fermainiziò il suo interrogatorio.
    “Allora Roberto con Giusy negli ultimi giorni o settimane avevi litigato o lei ti sembrava cambiata?”Domandò Poirot e Roberto rispose:”No lei era carina,gentile con la famiglia la aitava sempre e faceva da mammina alla sorella di sedici anni.Noi non avevamo litigato ma negli ultimi tempiera strana ,continuava a dire che il suo diciottessimo compleanno sarebbe successo qualcosa ma io pensavo che fosse una premunizione ma non che potesse succedere qualcosa di brutto proprio a lei.”
    “Sai se Giusy aveva aveva qualche nemico?”Domandò Poirot.
    “No lei era una ragazza come tante, andava bene a scuolafaceva sport,ginnastica artistica,come la sorella.”Rispose Roberto.
    “Ok grazie puoi andare.”Disse Poirot.
    Poirot iniziò con il dottor Bianchi a analizzarela scena del crimine.
    “Signor Bianchi da quanto tempo è morta?”Chiese Poirot.
    Bé direi circa da trenta minuti.”Rispose il signor Bianchi.
    “Che droga l’ha uccisa?”Chiese con tono deciso Poirot al dottor Bianchi.
    “Due veleni che mischiati insieme creano una reazione chimica che uccide dopo pochi secondi.”
    Si avvicinò alla sorella che piangeva vicino al corpo di Giusy.
    Iniziò a fare domande alla sorella:”Lei che rapporto aveva con sua sorella,Emma?”
    “Io la adoravo mi aiutava molto nei compiti e mi aiutava nella ginnastica artistica .”
    “Scusa tu cosa studi?”Chiese Poirot.
    “Io studio chimica”
    Ok grazie.
    Appena Poirot si girò qualcosa li luccicònegli occhi,si rigirò verso Emma e le fece un ultima domanda:”Lei è fidanzata?”Si rispose Emma ma non lo sa nessuno.
    Andò verso gli altri invitati e chiese a Stuart,quello che nel tavolo era davanti a lei, se qualcuno aveva inserito qualcosa nel bicchiere?”
    Lui rispose:”No io l’ho osservato tutto il tempo perchè fin da quando ero bambino avevo una cotta per lei e non gli avrei mai fatto male,ma il propietario della pizzeria è il padre di Roberto.
    Lei mi confidava titto ma in quel momento era un pò chiusa in se stesso e come se aveva paura di qualcuno o sapeva qualcosa che li distruggeva il cuore.”
    Ok grazie- disse Poirot.
    Ritornò sulla scena del crimine e notò due cose ,la prima e che l’ultima bevanda che bevve Giusy era la coca cola e che in tasca aveva un cellularecon una cinquantina di chiamate verso la sua migliore amica Giada senza risposta.
    Chiamò Giada e le chiese:”Tu sei la migliore amica di Giusy perchè non rispondevi alle sue chiamate?”
    “Lei mi aveva detto che aveva paura e che qualcuno non la voleva più vedere e che gli erano arrivate delle lettere con su scritto:”Noi ci amiamo tu sei di troppo:”,io avevo paura e non volevo avere niente a che farecon tutto quello che sarebbe accaduto.”
    Poirot andò verso il padrone non che cuoco del locale che scoprì fu il padre del fidanzato.
    Gli chiese:”In cucina è entrato qualcuno?”
    “mio figlio perchè mi dava una mano come cameriere e portava le bibite ai tavoli”
    Poirot si mise a ridere e come un’ultima conferma chiese a Roberto:”Emma è fidanzata?”Lui rispose:”Si.”
    Fece radunare tutti gli invitati al tavolo e iniziò a parlare:”Allora Giusy era una ragazza gentile ,carina e tu Emma eri tremendamente gelosaperchè lei ti batteva a scuola,a ginnastica artistica ed era fidanzata con Robert che tu amavi fin da piccola.
    Hai studiato chimica e questo spiega le tue conoscenze nelle miscele di reagenti che provocano omicidi.
    Tu mi hai detto che eri fadanzata ma che non lo sapeva nessuno invece Roberto lo sapeva e sull’anello c’è la E e la R le vostre due iniziali.
    Ma tu non sei l’unica colpevole ti ha aiutato Roberto che ha scritto le lettere a Giusy e che aveva libero accesso alla cucina e fu lui ha prendere la coca cola e metterci dentro la droga senza che nessuno lo vedesse.

  • Fabi scrive:

    Io prof non vorrei metterlo perché fa un po pena!!

  • Gigia scrive:

    L’ASSASSINIO DI ERICK BROC

    Dopo aver cercato per tutto il quartiere finalmente aveva trovato la casa, una villa alta, con tanti balconi pieni di fiori e finestre pulitissime che sotto il sole cocente dell’estate sembravano essere fatte di diamanti.
    Sapevo di essere in quel posto per lavoro, ma quella casa era così bella, certo, avrei potuto godermela meglio se non ci fosse stato proprio quel giorno c’era lo sciopero dei mezzi, così da farmi ritrovare a fare il giro della città.
    Comunque oramai ero arrivato, feci un paio di passi avanti fino all’ingresso e suonai il campanello, pochi secondi dopo, la domestica si affacciò in lacrime e mi accolse in casa.
    In quel momento sbucò fuori la signora Broc che singhiozzando mi spiegò la situazione:”Stavo per and-are a dorm-m-ire q-quando passando d-davati alla porta del b-bagno h-ho visto mio f-figlio…!”a quel punto la donna scoppiò in lacrime.
    “Non si preoccupi signora penserò io alle indagini e a scoprire il colpevole!” dissi nel modo più confortante possibile.
    Odiavo lavorare su questi generi di casi, mi facevano una grande tristezza, comunque non era quello il momento per sentirsi in pena per quella famiglia.
    Così mi misi al lavoro:”Scusi signora Broc…” non mi chiami così, preferisco essere chiamata Lucinda” “ Va bene come vuole lei, tornando al punto, vorrei sapere quante persone abitano qui e poi se non le dispiace, vorrei sapere con esattezza come e a che ora ha trovato il corpo?”.
    Lucinda tremando si mise a spiegare:”Erano circa le 12 e 35, stavo per andare a pranzare quando come ho detto prima ho trovato Erick in bagno per terra con il sangue che ancora scendeva dal suo petto, la sua faccia era immobile sembrava sorpreso…in quel momento, avevo la mente vuota non sapevo casa fare per fortuna che non ero sola a casa, c’era Mary,la governante, Francis, il maggiordomo ed Elisa, una ragazza così bella e dolce, lei ed Erick si dovevano sposare a Settembre”. Senza accorgermene, per confortare la donna l’abbracciai; l’avevo osservata fin dall’inizio, non sembrava il tipo da uccidere il proprio figlio.
    Passati pochi minuti ci alzammo, quando il mio occhio cadde sopra il lavandino, c’era sparsa un po’ di cenere così chiesi alla signora:”Per caso suo figlio fuma?”, l’espressione della donna mi stupì molto, sembrava inorridita dalla domanda, perciò da questo ne dedussi che il figlio non fumava.
    Dopo essere tornati in sala, aspettammo all’incirca un’ora perché doveva arrivare la servitù più tutta la famiglia al completo eccetto il padre che a quanto pare era morto circa due anni fa, quando fummo tutti pronti chiesi di venire uno alla volta perché gli avrei interrogati.
    Per prima chiamai la governante, era una donna su sessanta anni, un tipo a posto, per fare in fretta e non spaventarla le feci le domande con dolcezza dove si trovava all’ora di pranzo:”Ero in cucina, con me c’era anche Francis, stavamo finendo di preparare da mangiare” e lo stesso disse
    il maggiordomo che non sembrava per niente turbato dalla morte del ragazzo, quel vecchio aveva proprio un cuore d’acciaio. Adesso rimanevano solamente altre due persone: il fratello, Jonathan e la fidanzata, Elisa.
    Il fratello, era una persona molto gentile ed educata, faceva l’avvocato dall’altra parte della città e quando gli chiesi dove stava durante l’ora del delitto lui disse con calma che stava mangiando nella mensa accanto al suo studio e che quando a chiamato sua madre lui ha fatto il più velocemente possibile; fu così che nella mia testa balenò un’altra domanda:”Lei ha una macchina?” e in risposta il giovane mi disse di non averla perché non aveva mai fatto scuola di guida.
    A quel punto rimaneva solo la ragazza :”Io era già in sala da pranzo quando Lucinda ha trovato il corpo, sono stata tutta la mattinata a leggermi un libro sul divano della sala, lei sa perché lo hanno ucciso signore?” “Non ne sono ancora molto sicuro, comunque tornando a noi due, da quanto tempo conosceva Erick? “Noi due ci conosciamo da circa due anni, tutti in famiglia lo adoravamo…scusi ma non riesco a parlare, mi si spezzano le parole al sol pensiero che lui sia morto!”. La ragazza era così triste, poveretta, pensare che mancava solo un mese alle loro nozze.
    Finita l’interrogazione richiamai tutti nella stanza, nessuno parlava stavano aspettando soltanto che io parlassi, prima di prendere la parola però mi osservai intorno, ognuno squadrava l’altro eccetto l’assassino che osservava fugace una persona, fu così che capii il movente, perciò presi la parola:” Sono molto sicuro della mia ipotesi, so signora che non le piacerà ciò che adesso le dirò, ma l’assassino è tra noi, è suo figlio! Ha ucciso Erick per gelosia perché Jonathan ama alla follia Elisa, lo ho capito adesso me ne sono accorto dal modo in cui la osservava, lui non voleva arrivare a tanto secondo, pensava che primo o poi si sarebbero lasciati, ma quando ha scoperto che stavano per sposarsi non è riuscito a controllarsi. Sarebbe stato un piano molto ingegnoso se non fosse stato per due piccoli particolari, per prima cosa oggi c’è lo sciopero dei mezzi, lei non avendo la macchina ci avrebbe impiegato molto a farsi il giro della città e soprattutto con questo caldo, adesso avrebbe il fiatone, invece è calmissimo e non ha neanche una goccia di sudore e poi sul lavandino ho notato della cenere, la stessa che se osservate bene si trova anche sulla sua manica, ha qualcosa da dire in sua difesa ragazzo?”.
    Il giovane, era pallido in volto, non riusciva a dire niente, neppure, quando la madre scoppiò disperatamente in lacrime.

  • J.Bonham scrive:

    LA VACANZA DI BARBANERA
    L’ispettore Edward Teach era in vacanza all’hotel “El marinero”, un hotel sulla costa del Messico, si era preso alcuni giorni di vacanza dal lavoro, si era stufato di stare chiuso nel piccolo ufficio di New York. Da troppo tempo non aveva ricevuto nessun incarico, nessun omicidio, neppure un misero borseggio o qualche casa svaligiata, il suo ultimo caso risaliva a quasi un mese prima, e la vita sedentaria non faceva per lui, così aveva deciso di staccare la spina per un po’ e riposarsi in pace.
    Era circa il terzo giorno di vacanza, erano le due del pomeriggio ed il sole spaccava le pietre, faceva caldissimo, per questo Edward si trovava sotto il tendone dove c’era il rinfresco, con le bibite e le patatine. Edward era seduto ad un tavolino dove stava leggendo il giornale, si era fatto procurare il New York Times dal giornalista dell’hotel, era arrivato a circa metà della lettura, stava leggendo le pagine sportive, che un uomo sui cinquanta si sedette al tavolo in fondo, il più lontano da quello dell’investigatore, quasi non gradisse la sua compagnia. Aprì un giornale messicano e iniziò a leggere, passarono alcuni minuti che l’uomo si alzò ed andò a prendere una bevanda al tavolo del “buffet”, bevve del tequila, una tipica bevanda alcolica messicana, e tornò a sedersi. Una volta seduto l’uomo emetté degli strani gorgoglii poi la testa si accasciò sul petto e il giornale cadde in terra e si sfogliò tutto. Edward si alzò di scatto ed andò in direzione dell’uomo privo di sensi.
    Gli tastò il collo, nessun segnale, l’uomo era morto!
    Subito da esperto Edward analizzò la situazione e vide il bicchiere di tequila sul tavolo, subito lo afferrò e ne saggiò il contenuto mettendoci un dito dentro e poi assaggiandolo.
    Non c’era dubbio, nel bicchiere c’era del cianuro, l’uomo era stato avvelenato.
    Edward controllò anche la bottiglia sul tavolo e arrivò alla stessa soluzione.
    Andò subito a chiamare il proprietario dell’hotel, e disse di non far partire nessuno , perché doveva interrogare tutti gli ospiti. Naturalmente il direttore gli diede il suo consenso, così l’investigatore interrogò tutti i possibili colpevoli, quelli che potevano aver messo il cianuro nel bicchiere, però non venne fuori nulla, così Edward fu costretto a chiamare la polizia che portò via il corpo.
    Il commissario messicano incaricato del corpo si fece lasciare il numero di Edward, e gli disse che lo avrebbe chiamato una volta che la scientifica lo avesse esaminato.
    Giorni dopo nel suo ufficio arrivò una chiamata dal distretto di polizia messicano a cui aveva lasciato il numero, nella chiamata il commissario non spiegò nulla, disse solamente che doveva essere in Messico entro il giorno dopo.
    Naturalmente Edward si precipitò lì, ed il giorno dopo era davanti al commissariato messicano.
    Il commissario gli disse che l’uomo morto non era stato ucciso dal cianuro, e che l’organismo dell’uomo era molto strano, aveva sviluppato un anticorpo che riusciva in qualche modo ad eliminare le sostanze tossiche del cianuro una volta introdotte nel corpo, e che era stato ucciso da dell’arsenico introdotto da alcune minuscole siringhe che gli avevano trapassato i polpastrelli. Non avevano scoperto altro, e quindi se lui li avesse aiutati sarebbero stati molto felici di ospitarlo il un hotel a loro spese, Edward confermò subito e decise di andare all’hotel dove era avvenuto l’omicidio.
    Il giorno dopo iniziò a pensare all’omicidio, quello che lo aveva ucciso doveva conoscerlo molto bene per sapere del suo anticorpo, però una cosa che non capiva era come avevano introdotto l’arsenico nel suo corpo, rimuginava già da un po’, quando gli venne in mente del giornale che leggeva l’uomo. Un lampo gli attraversò la mente e subito gli fu tutto chiaro, non gli restava che controllare il giornale. Andò di corsa dal commissario che gli fece avere il giornale, lo esaminò e quando ebbe finito sul suo viso si leggeva un’espressione di vittoria: gli aveva avvelenato il bicchiere, sapendo che lui non risentiva dell’effetto del cianuro, quindi lui non morì per quella causa, che era un ottimo modo per depistare la polizia, però per ucciderlo aveva applicato delle piccolissime siringhe piene di arsenico, quindi quando l’uomo prese il giornale si avvelenò. Il colpevole poteva essere solo uno, che conosceva bene la vittima e che aveva un movente per ucciderla: suo fratello, con il quale era andato in vacanza. Lo aveva interrogato, il suo movente era che un lontano zio doveva scegliere a chi lasciare in eredità i suoi soldi, e i due fratelli erano i potenziali ereditieri, però lo zio decise di lasciare i soldi al fratello maggiore, per cui quello minore lo aveva ucciso.

  • Gigia scrive:

    L’ASSASSINIO DI ERICK BROC

    Dopo aver cercato per tutto il quartiere finalmente aveva trovato la casa, una villa alta, con tanti balconi pieni di fiori e finestre pulitissime che sotto il sole cocente dell’estate sembravano essere fatte di diamanti.
    Sapevo di essere in quel posto per lavoro, ma quella casa era così bella, certo, avrei potuto godermela meglio se non ci fosse stato proprio quel giorno c’era lo sciopero dei mezzi, così da farmi ritrovare a fare il giro della città.
    Comunque oramai ero arrivato, feci un paio di passi avanti fino all’ingresso e suonai il campanello, pochi secondi dopo, la domestica si affacciò in lacrime e mi accolse in casa.
    In quel momento sbucò fuori la signora Broc che singhiozzando mi spiegò la situazione:”Stavo per and-are a dorm-m-ire q-quando passando d-davati alla porta del b-bagno h-ho visto mio f-figlio…!”A quel punto la donna scoppiò in lacrime.
    “Non si preoccupi signora penserò io alle indagini e a scoprire il colpevole!” Dissi nel modo più confortante possibile.
    Odiavo lavorare su questi generi di casi, mi facevano una grande tristezza, comunque non era quello il momento per sentirsi in pena per quella famiglia.
    Così mi misi al lavoro:”Scusi signora Broc…” “Non mi chiami così, preferisco essere chiamata Lucinda” “ Va bene come vuole lei, tornando al punto, vorrei sapere quante persone abitano qui e poi se non le dispiace, vorrei sapere con esattezza come e a che ora ha trovato il corpo?”.
    Lucinda tremando si mise a spiegare:”Erano circa le 12 e 35, stavo per andare a pranzare quando come ho detto prima ho trovato Erick in bagno per terra con il sangue che ancora scendeva dal suo petto, la sua faccia era immobile sembrava sorpreso…in quel momento, avevo la mente vuota non sapevo casa fare per fortuna che non ero sola a casa, c’era Mary,la governante, Francis, il maggiordomo ed Elisa, una ragazza così bella e dolce, lei ed Erick si dovevano sposare a Settebre”. Senza accorgermene, per confortare la donna l’abbracciai; l’avevo osservata fin dall’inizio, non sembrava il tipo da uccidere il proprio figlio.
    Passati pochi minuti ci alzammo, quando il mio occhio cadde sopra il lavandino, c’era sparsa un po’ di cenere così chiesi alla signora:”Per caso suo figlio fuma?”, l’espressione della donna mi stupì molto, sembrava inorridita dalla domanda, perciò da questo ne dedussi che il figlio non fumava.
    Dopo essere tornati in sala, aspettammo all’incirca un’ora perché doveva arrivare la servitù più tutta la famiglia al completo eccetto il padre che a quanto pare era morto circa due anni fa, quando fummo tutti pronti chiesi di venire uno alla volta perché gli avrei interrogati.
    Per prima chiamai la governante, era una donna su sessanta anni, un tipo a posto, per fare in fretta le chiesi con voce dolce per non farle paura dove si trovava all’ora di pranzo:”Ero in cucina, con me c’era anche Francis, stavamo finendo di preparare da mangiare”.
    Lo stesso disse il maggiordomo, adesso le uniche due persone che rimanevano indiziate erano il fratello, Jonathan e la fidanzata, Elisa.
    Il fratello, era una persona molto gentile ed educata, faceva l’avvocato dall’altra parte della città e quando gli chiesi dove stava durante l’ora del delitto lui disse con calma che stava mangiando nella mensa accanto al suo studio e che quando a chiamato sua madre lui ha fatto il più velocemente possibile; fu così che nella mia testa balenò un’altra domanda:”Lei ha una macchina?” e in risposta il giovane mi disse di non averla perché non aveva mai fatto scuola di guida.
    A quel punto rimaneva solo la ragazza:”Io era già in sala da pranzo quando Lucinda ha trovato il corpo, sono stata tutta la mattinata a leggermi un libro sul divano della sala, lei sa perché lo hanno ucciso signore?” “Non ne sono ancora molto sicuro, comunque tornando a noi due, da quanto tempo conosceva Erick? “Noi due ci conosciamo da circa due anni, tutti in famiglia lo adoravamo…scusi ma non riesco a parlare, mi si spezzano le parole al sol pensiero che lui è morto!”. La ragazza era così triste, poveretta, pensare che mancava solo un mese alle loro nozze.
    Finita l’interrogazione richiamai tutti nella stanza, nessuno parlava stavano aspettando soltanto che io parlassi, prima di prendere la parola però mi osservai intorno, ognuno squadrava l’altro eccetto l’assassino che osservava fugace una persona, fu così che capii il movente, perciò presi la parola:” Sono molto sicuro della mia ipotesi, so signora che non le piacerà ciò che adesso le dirò, ma l’assassino è tra noi, è suo figlio! Ha ucciso Erick per gelosia perché Jonathan ama alla follia Elisa e secondo me quando ha scoperto che stavano per sposarsi non è riuscito a controllarsi, sarebbe stato un piano molto ingegnoso se non fosse stato che oggi c’è lo sciopero dei mezzi, lei non avendo la macchina ci avrebbe impiegato molto a farsi il giro della città e adesso avrebbe il fiatone, invece è calmissimo e non ha neanche una goccia di sudore e poi sul lavandino ho notato della cenere, la stessa che se notate si trova anche sulla sua manica, ha qualcosa da dire in sua difesa?”.
    Il giovane, era pallido in volto, non riusciva a dire niente neppure quando la madre scoppiò disperatamente in lacrime.

  • ⓛⓞⓥⓔM@Rg¥εïз scrive:

    Scusi Prof ho dimenticato il titolo gli e lo scrivo qui:
    FESTA IN ROSSO

  • ⓛⓞⓥⓔM@Rg¥εïз scrive:

    Dei ragazzi ad una festa sentirono un urlo provenire dal viale. Incuriositi e spaventati tutti si diressero verso il luogo da cui proveniva l’urlo. C’era un ragazzo per terra precisamente Giovanni, sanguinante con affianco un coltello sporco e un piccolo pezzo di stoffa rosso.Una ragazza non che la fidanzata, con voce turbata disse:”E’ morto….”. Subito chiamarono la polizia che arrivò immediatamente.
    L’investigatore Piterson prese in considerazione come sospettati tutti i presenti, ma prima di interrogarli il Signor. Piterson notò una traccia di sangue che proseguiva verso la casa Colenonh, dove abitava la figlia non che la fidanzata della vittima che proprio la stessa sera aveva partecipato alla festa.
    La mattina seguente l’investigatore Piterson andò a casa Colenonh con la polizia e interrogò Rachel la figlia, che fu trovata mentre riponeva in grande fretta i vestiti della sera prima in lavatrice. L’occhio attento e curioso dell’investigatore puntò sulla felpa della ragazza, vedendo una macchia rossa; vide suo fratello Joe scendere le scale di casa con al polso uno strano monile fatto di stoffa rossa.
    Subito il fratello vedendo la polizia si dileguò scappando in giardino, l’ispettore ordinò di seguire il fuggiasco, sfortuna volle che Joe cadde, venne preso e portato in centrale.
    Arrivati la polizia interrogò Joe chiedendoli i suoi dati: che lavoro faceva, se conosceva la vittima e se sì, che rapporti aveva con essa.
    Joe raccontò che la sua professione era quella di architetto e che lavorava insieme alla vittima.
    Raccontò anche che avevano partecipato ad un evento dove dovevano esporre i propri progetti per costruire un nuovo palazzo in città.
    Dopo una serie di domande lo lasciarono andare.
    Una settimana dopo l’investigatore ritornò a casa di Joe dicendo di riunire a casa sua tutti i presenti alla festa. Piterson disse che avevano esaminato il corpo e grazie alla esaminazione avevano trovato un colpevole e con voce alta disse:” Joe ha ucciso Giovanni”.
    Arrabbiato Joe disse che era impossibile ma Piterson ribatte dicendo:”No mi dispiace per lei, ma io non mi sbaglio, sotto le unghie della vittima abbiamo trovato delle fibre di tessuto rosso riconducibili al suo braccialetto. Adesso vi spiego come lo ha ucciso:Joe era geloso del progetto fatto da Giovanni e pensava già che con lui tra i piedi non avrebbe mai vinto, così lo uccise per poi prendersi il merito del progetto più bello e vincere la sfida”.

  • acabxheartx scrive:

    Per un caso
    Vania lavorava in Pizzeria, faceva la cameriera, si guadagnava da vivere con questo lavoro, otto ore al giorno portando piatti ai tavoli, con antipasti, primi, pizza e dessert. Non era molto svelta nel servire i clienti, ma i conti, quelli sì, li sapeva fare bene e velocemente.

    Era carina, snella, una brunetta con la coda di cavallo, naso dritto e magro e occhi color nocciola che la facevano sembrare un dolce cerbiatto.

    Non le piaceva molto fare la cameriera, Lei era ragioniera e avrebbe voluto lavorare in un ufficio, magari in uno di quei grandi palazzi, dove gli impiegati scendendo a pranzo, venivano a consumare un piatto di pasta.

    Una volta aveva lavorato in un Ufficio presso un commercialista, ma poi Lui si era trasferito altrove e Lei era rimasta senza lavoro, così si era dovuta accontentare di quello che le era capitato: un lavoro onesto, a contatto col pubblico, scarpe basse un grembiule davanti, i capelli raccolti e su e giù con i piatti fumanti.

    Quel sabato sera la pizzeria era piena, per lo più ragazzi giovani e qualche coppia più matura. Tante chiacchiere, bottiglie di birra e lattine di coca cola.

    Stava proprio servendo una coppia di quarantenni: Lui alto, magro, con tanti capelli ondulati e solo qualche filo d’argento ai lati, Lei, una donna morbida e mielosa, messa in piega fatta da poco, con ciuffo ben phonato, vestito da boutique color verde smeraldo come i suoi occhi che brillavano al solo guardarlo.

    Vania ebbe un momento di fastidio, aveva problemi con la glicemia e troppo miele la faceva nauseare. Perfettamente professionale, prese le ordinazioni, sorrise e tolse la sua persona da quel tavolo velocemente.

    Un senso di nausea l’assalì d’improvviso, ma determinata nel suo lavoro, fece finta di non farci caso e servì alla coppia la loro fumante pizza. Lui, preso dalla compagnia della “verdona” le aveva appena rivolto un sorriso distratto, ma quasi subito la richiamò:

    “Signorina, prego, con questi coltelli non è possibile tagliare la pizza, può portarci qualcosa che assomigli ad un coltello tagliente?”

    “Certo, rispose Vania, sorridendo ma infastidita e nauseata, arrivo subito.”

    Vania voleva fare tutto velocemente, almeno per una volta, e mentre portava ancora due piatti fumanti di spaghetti all’astice, teneva i due coltelli con la punta rivolta in alto, ma il destino volle che appena arrivata al tavolo della coppia, inciampasse arrovesciando gli spaghetti in terra e drammaticamente uno dei due coltelli andò a centrare la parte alta dietro il collo di quell’uomo giovane e bello.

    La candita camicia si macchiò immediatamente di sangue, Lui accasciò la sua testa sul tavolo senza un lamento, mentre la donna gridava disperata. Nella frazione di un attimo nella sala ci fu un gran baccano: la gente si era alzata, urlava, Vania piangeva con le mani al volto. Il proprietario chiamò immediatamente l’ambulanza, ma per l’uomo non ci fu più niente da fare e quando arrivarono i soccorsi era già morto: centrata la vena del collo, un lavoro che solo un chirurgo avrebbe potuto fare con tale precisione.

    Nei giorni che seguirono Vania rimase a disposizione della polizia. Di lavorare non se ne parlava, e poi, chissà se avrebbero ancora avuto bisogno di Lei.

    Era stata una disgrazia, d’accordo, ma chi l’avrebbe nuovamente assunta? Sbadata, distratta e incompetente.

    Questo era ciò che apertamente le era stato detto, oltre al fatto che in strada, la gente che la conosceva, cercava di evitarla.

    La sciagura era stata un evento drammatico e insolito, il caso fece molto scalpore, ma poi, col tempo, tutto riprese la sua normalità: la Pizzeria tornò ad essere affollata, la gente parlava d’altro, non che avesse dimenticato, ma si sa, il cibo piace consumarlo in compagnia ed allegria, oltretutto la ragazza era stata gentilmente messa alla porta, evitando così ogni possibile disagio o chiacchiericcio dei clienti.

    Passò un po’ di tempo, Vania si guadagnava da vivere facendo le pulizie negli appartamenti, sbarcando così il lunario, sempre più triste e afflitta.

    Poi un giorno, sentì bussare alla stanza che aveva preso in affitto; era la proprietaria che con aria preoccupata, le annunciò la presenza della polizia.

    Le fecero molte domande, di nuovo l’incubo dell’interrogazione, occhi che spogliavano il suo interno. Vania pensava che il caso fosse ormai archiviato, aveva sofferto molto, pianto, e sentiva l’esigenza di riprendersi la sua vita e dimenticare.

    La ragazza all’inizio era smarrita ed i suoi occhi da cerbiatta facevano pena a tutti, poi, a mano a mano che la matassa si ingigantiva, soprattutto quando il Commissario le fece notare, mostrandole una sua vecchia foto, di Lei, quando in altri tempi, molto diversa, bionda e con i capelli a caschetto, era stata alle dipendenze dell’uomo morto in pizzeria, Vania diventò abile, aggressiva ed i suoi occhi color nocciola, assomigliavano sempre più a quelli di un puma dentro una gabbia.

    Diceva che non lo aveva riconosciuto, che era cambiato, che in pizzeria stava lavorando e che non aveva tempo né voglia di osservare i volti dei clienti, ma il commissario era sospettoso e le disse chiaramente che per Lui questo era un omicidio e non una disgrazia.

    Ma come poteva una ragazza così semplice, dolce, lavoratrice, avere la mente di una assassina? Poi, la precisione di quel coltello …, era da attribuire ad un chirurgo o …ad un esperto.

    Ce l’aveva quasi fatta Vania e stava preparando le valige per andarsene e dimenticare, sì, dimenticare quell’amore grande per quell’uomo che non l’aveva neanche riconosciuta…, era bastato un colore e un taglio di capelli diverso per annullarla completamente. Aveva avuto quello che si era meritato. Sapeva che frequentava quella pizzeria e si sarebbe fatta assumere anche venendo a patti col diavolo.

    Le donne abbandonate, soprattutto senza una motivazione chiara, quando sono innamorate possono essere capaci di tutto.

    Peccato che il Commissario, non avesse mai creduto alla sua innocenza, e che in ultimis, avesse scoperto il lavoro di anni della madre presso un Circo familiare dopo che il marito, il padre di Vania l’aveva lasciata con una bimba di appena due anni, trovando in quell’ambiente, conforto, protezione e amicizia, facendo la “donna” del lanciatore di coltelli. Vania, aveva sempre respirato la confidenza delle armi bianche, tanto da rimanerne affascinata; era stato proprio lo Zingaro Milock, che parlando col Commissario, rammaricandosi dell’assenza di Vania da anni, gli aveva raccontato di come all’epoca, la piccola, avesse recepito bene l’arte di saperli lanciare alla perfezione….

    Impara l’arte e mettila da parte, dice un antico proverbio.

    Vania lo aveva fatto.

  • Brik scrive:

    IL TESTAMENTO
    Il signor Poirot si stava avvicinando alla fabbrica.
    Sì una fabbrica di oggetti vari come souvenir da vendere ai negozi oggettini di poco valore.
    Anche se gli oggettini hanno poco valore la fabbrica ne ha uno immenso;la fabbrica “CIANFRUSAGLIE E AFFINI” è molto rinomata per la qualità degli oggetti.
    Tornando a poirot che in quel momento si stava massaggiando i lunghi baffi in maniera pensierosa scese dalla macchina.
    Era finalmente arrivato alla fabbrica.
    Subito il cugino della vittima si presentò a Poirot portandolo nel luogo del delitto.
    Infatti il propietario della fabbrica, una persona senza precedenti alle spalle e pulito è stato assassinato.
    Ci si chiederà il perchè ci sia il cugino della vittima alla fabbrica e non il figlio.
    Il fratello del cugino infatti ha ucciso per rabbia il figlio della vittima.
    Ilcugino ora è l’ultimlo familiare restato al propietario della fabbrica.
    Poirot capisce che la vittima è stata ucciso nel suo ufficio.
    Il corpo giaceva per tera come se fosse stato ucciso in fretta e furia dall’assassino propie perchè non ha avuto la pietà di chiudergli gli occhi o comunque il tempo per farlo.
    Poirot si stava avvicinando alla scrivania del malcapitato quando il cugino della vittima dice con una certa ansia non passata inosservata a Poirot che non c’è niente di particolare.
    Poirit insospettito fa finta di non sentira il mssaggio datogli e si avvicina alla scrivania.
    Il cassetto è stato chiuso male e un foglietto sta spuntando fuori dal cassetto.
    Poirot afferra il foglietto e legge scritta una combinazione numerica: 2654 4321 9538.
    Poirot capisce subito che è una combinazione di una cassaforte.
    Poirot ripensa che entrando c’era un quadro storto.
    Il detective controlla e infatti dietro al quadro è nascosta una cassaforte ; Poirot inserì la combinazione ma era sbagliata .
    Poirot ripensa a tutto il delitto si accorge che ogni cosa è fatta in fretta.
    Nel momento in cui la combinazione non entrava il cugino della vittima incominciò a sudare quasi fosse in una sauna .
    La deduzione di poirot è che l’assassino avendo fatto tutto di fretta abbia aperto la cassaforte per poi richiuderla male .
    Infatti cambiando l’ultima cifra della combinazione si riaprì.
    Dentro c’era un foglio che lasciava scritto: questo è il mio testamento e dono tutti i miei averi tra cui la fabbrica al mio ultimo cugino.
    Poirot continuò comunque a cercare dentro al cassetto della vittima dentro al quale vi era scritto odio tutti e non intendo lasciare a nessuno i miei averi.
    Poirot allora andò dal cugino della vittima e disse andandosene :- Cosa hai fatto?

  • DJGoRdY scrive:

    LA SCOMPARSA DI TENKLIN.

    Un bruttisima giornata londinese colpì fister il piccolo paesino dove viveva Tenkilin un ragazzo di 12 anni che come tutti i giorni stava giocando con il suo aereoplanino be forse può sembrare un po’da piccoli giocare a 12 anni col gli aerei ma lui ci metteva tutto il suo impegno e con quegli aerei riusciva ad esprimerse come meglio poteva fare, a scuola non andava molto bene perchè nessuna prof riusciva a capirlo tranne una ovvero Stlyn la signorina Stlyn era una prof cinese che anche vedendo la faccia di Tenklin, una faccia molto presa in giro eodiata da iprof, riusciva ad aiutarlo e a capire cosa avesse e perchè tutti i professori lo odiavano.
    Lei lo faceva giocare con gli aerei e vedendo cosa faceva o meglio che movimenti faceva capiva le sue emozioni, gli faceva molte domande come perchè tutti i professorilo odiavano, lui rispose che non riuscivano a capirlo perchè a lui piacevano lematerie però non ascoltarle perciò mentre le prof spiegavano lui giocava con gli aerei e le prof lo sbattevano fuori.
    Una volta tornato a casa lui non faceva i compiti ma si perdeva con gli aerei i genitori come potrete capire non erano molto presenti in famiglia infatti lui faceva tutto da solo e questo non gli piaceva molto perchè tutto l’anno era arrabbito invece il giorno del suo compleanno si risvegliava perchè poteva stare con i suoi genitori.
    Domani sarebbe stato il suo compleanno ma non era molto felice stranamente si sentiva male, allora durante la festa si sentì male e andò in bagno una volta entrato sentì cadere un vaso e ad un tratto entrò un uomo tutto ricoperto di nero che prese il bambino lascio un biglietto con un riscatto di 5000$.
    prese il bambino e lo porto nella sua casa lo lasciò chiuso in una stanza per tutta la notte la stanza era completamente buia si vedeva solo il riflesso della luna trasparire presso un piccolo spiraglio intanto trovò un piccolo pezzo di carta e ce ne fece un aereo per passare il tempo.
    Intanto la mamma era preoccupatissima forse l’unica volta che si è preoccupata per suo figlio.
    Per il caso chiamò un investigatore che lei conosceva in passato ovvero sherlock holmes un uomo che non si poteva mai staccare dal suo impermeabile lo indossava pure di estate, la mamma gli descrisse il caso e lui con i pochi indizi forniti andò nella stanza dell’accaduto e guardò con una lente le impronte e le mandò ad analizzare per veder a chi potessero appartenere, intantò provò a ricostruire il caso ma gli indizi forniti erano davvero pochi eriuscì ad avere solo un vaga idea ma non chiara.
    Le impronte diedero ottimi risultati perchè si capì che le impronte appartenevano ad un paio di scarpe che a Londra vendeva solo un negozzio e dopo tante ricerche le conclusioni furono che il rapitore era un uomo che viveva a GGYK un paese poco distante da lì subito la polizia e sherlock ci andarono.
    Intanto Tenklin era sempre lì da solo e aveva una paura terrorizante, non sentì neanche un rumore da quella stanza non si sentiva niente ma ad un certo punto sentì il rombo fortissimo delle macchine della polizia e della sirena, nella sua testa pensò sì mi stanno venendo a salvare,
    LA polizia fece irruzione e prese il rapinatore e lo arrestò poi andò dal bimbo che si riuscì a fare sentire grazie ad un fortissimo urlo i bimbo per la prima volta si lanciò nella braccia della mamma e la ringriaziò.
    Ormai senza paura il bimbo raccontò tutto il fatto, grazie anche a questa vicenda Tenklin andò meglio a scuola e anche con la mmamma e cose si sistemarono.

    PROF LE VOLEVO CHIEDERE SE DA ORA POTEVA METTERE I VOTI SUL BLOG IO LE METTO SU VENTI E LEI IL VOTO

    /20 grazie

  • Saretta98 scrive:

    Delito nel bosco
    Una scolaresca va nel bosco per fare una gita ecologica,raccogliendo tutta l’immondzia presente nel bosco.
    Greta era la ragazza più strana della classe,aveva uno strano vizio di corregere tutte le imperfzioni ce c’erano in un abito ,e tutti i particolari che caratterizzavano il comportamento della persona ,la sua materia preferita era l’inglese e amava sfidare la maestra sui vocobolari.
    La classe era accompagnata dalla maestra di lingue dalla famiglia Yanitor ,madre e padre,da una supplente e dal bidello.
    Iniziarono a dividrdsi in gruppi ,per iniziare a lavorare,e Greta andò perla sua strada da sola.
    Stava raccogliendo tutta l’immondizia quando vide un guanto per tera lo raccolse e incuriosità lo mise nel cesino con tutti gli altri oggetti.
    A un certo punto sentii uno sparo nela direzione oposta e vide tutti i ragazi in cerchio,si fece largo tra la folle e scorse la maestra.
    Perdeva sanguedalla testa ma Greta capì che era viva perchè la pancia si alzava e si sgonfiava cioè stava respirando,e chiese alla maestra:”Chi è stato?”
    Lei rispose:”Yanitor.”e morì.
    Gli altri alunni per ordine della supplente chiamarono la polizia.
    Intanto la famiglia Yanitor si stava procurando un alibiper non essere accusata di omicidio.
    Era una giornata ventilata e il bidello aveva una striscia di sudore sulla maglietta.
    Arrivò la polizia e Greta riferì quello che aveva detto la maestra nei suoi cinque secondi di vita.
    Notò che alla supplente mancava un guanto nero proprio uguale a quello che aveva trovato nel bosco.
    Greta lo prese dalla sacca e notò che aveva un pezzo di tessuto rosso proprio nell’imboccatura del guanto.
    Mentre la polizia interrogava la famiglia Yanitor ,Greta si recò sulla scena del crimine e scoprì che la maestra portava una fascia rossa a cui gli si era sfilacciato un pezzo.
    A Greta venne un dubbio dov’è l’arma del delittma dal corpo ma soprattutto qual’è?
    Vide delle impronte che portavano al corpo ma dal copo non partivano impronte verso nessuna direzione e le impronte erano del bidello.
    Si ricordò che il bidello le aveva parlato di un film dove l’assassino per non farsi scoprire dalla polizia e non far riconoscere la direzione camminava all’indietro.
    Lei allora avendo questo flash back percorse queste impronte al contrario e arrivò a un cespuglio con di fianco un torrentello dove trovò l’arma del delitto ,il bastone con cui si raccoglievano le immondizie e apparteneva alla supplente.
    Il dubbio adesso era ,l’assassino era il bidello o la supplente?
    Aveva capito.
    Corse dalla polizia che stava arrestando la famiglia Yanitor e disse:”Non sono loro.ci sono diversi indizi che dicono chiaramente che la famiglia Yanitor è innocente.”
    La polizia allora rispose in tono possessivo:”Ma l’ultima parola della maestra è stata Yanitor.”
    Lasciatema spiegare -disse Greta.
    Allora rispose:”Vi spiego ,la supplente va dietro da ormai un pò di tempo al bidelloe farebba qualsiasi cosa pur di accontentarlo.
    Il bidello ha chiesto alla supplente di prestarli i suoi guanti perchè era allergico al materiale del bastone che reaccoglieva i rifiuti ,questo spiega perchè all’inizio i due parlano e si scambiano i guanti ,in seguito il bidello gli ha chiesto il suo bastone e l’ha chiesto alla supplenze che gli e l’ha prestato.
    Il bidello è corso dalla maestra gli ha tirato il bastone in testa ha camminato all’indietro per mimetizzare le impronte e ha lasciato il bastone in un cespuglio, si è pulito i piedi nel torrente ed ha corso facendo il giro molto largo dirigendosi dall’altra parte dell’omicidio ,dove per la fretta ha perso il guanto della supplente che ho trovato io.
    La corsa spiegò la striscia di sudore che aveva sulla maglietta infine la maestra di lingua ha detto yanitor che vuol dire bidello.

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